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#108Se non ho consumi energetici storici, posso redigere diagnosi energetica ritenuta valida?

A cura dell'Ing. Andrea Ursini Casalena

Sì. Quando mancano i consumi storici reali si può redigere la diagnosi ricostruendo i fabbisogni dell'edificio con una stima basata sulle sue caratteristiche fisiche, purché il metodo sia dichiarato, giustificato e asseverato dal tecnico che firma. Le bollette non sono un requisito di ammissibilità della diagnosi, con un'unica eccezione rilevante per il fotovoltaico.

Cosa chiede davvero il decreto alla diagnosi

Conviene partire da ciò che le norme pretendono, perché lo storico dei consumi non compare tra i requisiti. L'Allegato 1 del D.M. 7 agosto 2025 chiede che la diagnosi sia conforme al pacchetto di norme UNI CEI EN 16247, segua i criteri minimi dell'Allegato 2 al D.Lgs. 102/2014 e porti la firma di un EGE certificato UNI CEI 11339 o di una ESCo certificata UNI CEI 11352, come dettagliato su chi redige la diagnosi.

Sul punto specifico il GSE si è espresso con una FAQ ufficiale: le bollette energetiche non sono obbligatorie per la maggior parte degli interventi. Restano una documentazione utile per caratterizzare i consumi ante-operam, quindi quando esistono conviene usarle, ma la loro assenza non chiude la porta alla diagnosi né all'incentivo nei casi in cui la diagnosi è dovuta.

Quanto ai contenuti, il documento deve fotografare il sistema edificio-impianto, individuare gli interventi di riqualificazione sensati con le relative priorità e stimarne costi e risparmi attesi. Chi punta al contributo anticipato ha un vincolo in più, perché la diagnosi trasmessa al GSE deve riportare almeno uno degli interventi incentivabili del Titolo II o del Titolo III. Nulla di tutto questo presuppone uno storico di bollette: presuppone un modello energetico credibile dell'edificio.

Come si ricostruiscono i fabbisogni senza storico?

I casi reali sono più frequenti di quanto si pensi. Un edificio acquistato da poco, con le bollette intestate al vecchio proprietario che non le fornisce. Una scuola rimasta chiusa qualche anno per inagibilità parziale. Un immobile usato in modo saltuario, i cui consumi non descrivono un esercizio ordinario.

In queste situazioni il tecnico ribalta il punto di osservazione: invece di partire dai kilowattora fatturati, parte dall'edificio. Superfici disperdenti, trasmittanze dell'involucro, esposizione, rendimenti dell'impianto e dati climatici della località permettono di calcolare quanto quell'edificio consumerebbe in condizioni d'uso convenzionali. È lo stesso approccio con cui si costruiscono gli attestati di prestazione energetica, applicato qui a colmare l'assenza di dati misurati.

Dove esistono edifici gemelli ben documentati, per esempio un'altra scuola dello stesso Comune con caratteristiche costruttive e uso paragonabili, il confronto con i loro consumi reali aiuta a tarare la stima e a dimostrarne la ragionevolezza. Il modello resta comunque dell'edificio oggetto di diagnosi, non del suo gemello. Conviene anche restare prudenti nelle ipotesi d'uso, dichiarando orari e temperature convenzionali realistici: una stima gonfiata per far apparire più conveniente l'intervento è il modo più rapido per perdere credibilità in istruttoria.

La stima regge solo se è documentata

La condizione perché il GSE accetti il lavoro è la tracciabilità del metodo. La relazione deve spiegare perché i dati reali mancano, descrivere il criterio di stima adottato, riportare i valori usati e le fonti da cui provengono. Il tutto va asseverato dal professionista, che si assume la responsabilità del quadro presentato.

In istruttoria il GSE confronta la diagnosi con lo stato di fatto dichiarato in domanda e con la documentazione fotografica. Una stima non motivata, o incoerente con ciò che le foto e i rilievi mostrano, espone la pratica a richieste di integrazione o al rigetto. Il punto debole, in altre parole, non è mai la mancanza delle bollette: è una ricostruzione che non spiega sé stessa.

Aiuta molto raccogliere le prove che esistono comunque, anche senza fatturazione. Il libretto di impianto e i rapporti di manutenzione documentano il generatore e le sue ore di esercizio, le targhe leggibili in centrale ne attestano la potenza, eventuali letture del contatore, anche parziali, danno un ordine di grandezza. Ogni pezzo di realtà agganciato al modello riduce lo spazio delle contestazioni.

Il confine da non superare: l'impianto deve esistere

L'assenza di consumi si può colmare con il calcolo, l'assenza dell'impianto no. Il decreto ammette gli interventi solo su edifici dotati di impianto di climatizzazione invernale esistente e funzionante, presente già alla data di entrata in vigore del decreto, come ribadito dal GSE nei webinar e come approfondito nella scheda sull'edificio esistente, accatastato e climatizzato. La diagnosi può stimare quanto consuma un impianto reale, non certificare l'esistenza di uno che non c'è.

Qui la mancanza di storico diventa una spia da maneggiare con cura. Se l'edificio è senza bollette perché inattivo da molti anni, il GSE valuta caso per caso che non si tratti di un immobile in stato di abbandono: per i fabbricati ridotti a rudere o in disuso profondo l'accesso è precluso in radice, per quanto accurata sia la diagnosi.

L'eccezione documentale riguarda invece il fotovoltaico. Per l'intervento II.H le Regole Applicative chiedono espressamente le bollette elettriche di un anno solare intestate al Soggetto Ammesso, perché il vincolo di autoconsumo si verifica sui consumi reali. Per gli immobili di recente acquisizione esistono soluzioni alternative, ma è un binario a parte rispetto alla diagnosi.

Un esempio pratico

Un Comune riqualifica una scuola chiusa da tre anni, priva di bollette recenti. L'EGE incaricato rileva geometrie e stratigrafie, misura le superfici disperdenti, censisce il generatore da 180 kW ancora installato e funzionante, poi calcola i fabbisogni in condizioni d'uso standard per una scuola di quella zona climatica. Come controprova, confronta il risultato con i consumi reali di un plesso comunale simile e commenta lo scarto.

Nella relazione spiega l'assenza dello storico, espone il metodo e assevera i valori, allegando il dossier fotografico della centrale termica con le targhe del generatore ben leggibili. La diagnosi è ammissibile e regge l'istruttoria, perché ogni numero del modello ha un'origine dichiarata e una prova fisica alle spalle. Se lo stesso tecnico si fosse limitato a inserire fabbisogni copiati da un altro edificio senza dichiararne l'origine, o se la scuola fosse stata un rudere con la centrale smantellata, l'esito sarebbe stato opposto: integrazioni nel primo caso, inammissibilità nel secondo.

Fonti: D.M. 7 agosto 2025, Allegato 1 e Art. 15 comma 1; Regole Applicative, Paragrafo 9.16.1; FAQ ufficiale GSE 09/01/2026; Webinar 03/02/2026

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