#115È possibile ottenere il contributo per la diagnosi energetica prima della prenotazione del contributo per gli interventi?
Sì, è proprio lo scopo del contributo anticipato. La procedura, riservata a PA ed ETS non economici, permette di farsi rimborsare la diagnosi prima di impegnarsi nella domanda di incentivo per gli interventi. Si parte con un acconto del 50% calcolato sul preventivo e il saldo arriva più avanti, insieme alla domanda per le opere che chiude il percorso.
Le tre fasi del contributo anticipato
L'iter del paragrafo 9.16.2 delle Regole Applicative separa nel tempo il finanziamento della diagnosi e quello degli interventi:
| Fase | Cosa si fa | Erogazione |
|---|---|---|
| Fase 1 | Richiesta di contributo anticipato con il preventivo di spesa | Acconto 50% |
| Fase 2 | Trasmissione della diagnosi e delle fatture entro 12 mesi | Consuntivazione |
| Fase 3 | Domanda di incentivo per gli interventi (prenotazione o accesso diretto) | Saldo 50% |
La Fase 1 è volutamente leggera. L'ente carica sul Portaltermico i dati dell'edificio con il solo preventivo di spesa del professionista, il documento di identità del Soggetto Responsabile e l'eventuale delega, poi firma la richiesta generata dal portale, il cui facsimile è il Modello 3 dell'Allegato 2.
Alla richiesta il portale associa un codice identificativo, da conservare perché andrà citato nella domanda di incentivo della Fase 3. Il GSE conclude l'istruttoria entro 60 giorni con un provvedimento espresso, senza silenzio assenso, potendo nel mezzo chiedere integrazioni ai sensi della Legge 241/1990 o notificare un preavviso di rigetto con i motivi ostativi, a cui l'ente può replicare prima del provvedimento finale.
L'accoglimento fissa il contributo totale come "massimale prenotato", calcolato sul preventivo entro le spettanze della Tabella 21, con l'acconto del 50% erogato entro l'ultimo giorno del mese successivo alla fine del bimestre della comunicazione. L'importo definitivo si quantifica poi sulle spese effettive documentate, quindi al saldo può essere rimodulato.
Perché esiste questa possibilità
La ragione è di cassa. Una diagnosi seria ha un costo che un ente pubblico dovrebbe anticipare prima ancora di sapere se e quando realizzerà gli interventi, con i tempi dei bilanci pubblici a complicare tutto. Il contributo anticipato scioglie il nodo dando liquidità a monte, così la decisione di studiare l'edificio non resta ostaggio della parcella iniziale.
Il legislatore ha però messo dei paletti per evitare richieste a pioggia. La diagnosi deve contenere almeno uno degli interventi incentivabili del Titolo II o III, si può presentare una sola richiesta di anticipazione per edificio prima delle pratiche di incentivo e ogni soggetto si ferma a 3 richieste annue, elevate a 5 per comuni sopra i 30.000 abitanti, province, regioni e amministrazioni centrali.
Sul fondo c'è anche un contingente nazionale dedicato di 20 milioni annui, esaurito il quale le nuove richieste si fermano, come approfondito nella scheda sulla diagnosi nel contributo anticipato.
C'è poi chi resta fuori dal perimetro. La procedura non è aperta a privati, imprese né agli ETS che svolgono attività economica, quindi per questi soggetti la parcella della diagnosi si recupera solo con il canale ordinario del 50% in sede di richiesta di incentivo, quando il documento è obbligatorio. Il contributo anticipato è, a tutti gli effetti, uno strumento di finanza pubblica di progetto.
Cosa succede dopo: consegna e saldo
Ottenuto l'acconto, il calendario si fa serio. Entro 12 mesi dall'accettazione la diagnosi va trasmessa al GSE, con data di redazione non anteriore a 12 mesi, insieme alle fatture e ai mandati con la causale dedicata. La consegna regolare consolida l'acconto, mentre l'inerzia lo fa restituire per intero.
Anche una consegna puntuale può inciampare sui contenuti. Se in Fase 2 il GSE rileva difformità nella documentazione, apre un interlocutorio con 10 giorni per integrare; in assenza di riscontro adeguato la richiesta viene rigettata con recupero dell'acconto. Superato l'esame, la spesa è consuntivata e il GSE quantifica il saldo effettivo sulla base delle fatture, sempre nei limiti del massimale prenotato, che non è superabile.
Il saldo del restante 50% ha invece un aggancio diverso: arriva solo con la domanda di incentivo per almeno uno degli interventi raccomandati, comunicando il codice identificativo della pratica. L'ente sceglie liberamente la strada, prenotazione con lavori programmati oppure accesso diretto a opere concluse. Un dettaglio di calendario da non sottovalutare: chi passa dalla prenotazione incassa il saldo della diagnosi solo a cantiere chiuso, nella fase di post-prenotazione.
Sulla scelta della strada pesa anche l'attualità. Dopo la sospensione del portale del 3 marzo 2026, la riapertura del 13 aprile è avvenuta in solo accesso diretto e la prenotazione degli interventi è temporaneamente ferma, pur restando prevista dal decreto: lo stato aggiornato del canale è nella FAQ sulla prenotazione sospesa o abolita.
Gli errori da evitare sul percorso
Il primo inciampo è cercare la procedura nel posto sbagliato. Sul Portaltermico la richiesta non sta sotto la voce "Prenotazione", riservata agli interventi fisici, ma nella linea dedicata "Valutazione Diagnosi Energetiche".
Il secondo è riciclare un documento d'archivio: una diagnosi con firma più vecchia di 12 mesi al momento della trasmissione non consolida il contributo. Il terzo è considerare l'acconto un finanziamento a fondo perduto della sola carta, dimenticando che il saldo presuppone un intervento realizzato. L'ultimo è di prospettiva, cioè trattare la richiesta come un adempimento isolato invece che come il primo atto di una programmazione: la diagnosi migliore è quella che analizza più scenari, perché lascia all'ente libertà di scelta nella Fase 3.
Un esempio pratico
Un ETS non economico gestisce una casa di riposo di 1.500 m² e vuole capire come efficientarla, senza budget per la diagnosi. Il preventivo dell'EGE è di 4.000 euro, sotto la spettanza massima della Tabella 21 per gli edifici E.3, che a 3,50 €/m² varrebbe 5.250 euro. Il massimale prenotato coincide quindi con i 4.000 euro del preventivo e l'acconto vale 2.000 euro.
Con quella liquidità l'ente commissiona la diagnosi, la trasmette dopo otto mesi con fatture per 4.000 euro e incassa la presa d'atto: l'acconto è al sicuro. La diagnosi raccomanda la sostituzione della caldaia e il relamping. Quando l'ente realizza la caldaia e presenta la domanda di incentivo con il codice della pratica, arrivano i 2.000 euro di saldo insieme al beneficio dell'intervento.
Se il professionista avesse chiuso la prestazione a 3.600 euro, il contributo sarebbe stato rimodulato su quella cifra, con un saldo di 1.600 euro dopo i 2.000 già incassati. Senza questa procedura, in ogni caso, l'ente avrebbe dovuto anticipare l'intera parcella con risorse proprie, prima ancora di sapere se e quando i lavori sarebbero partiti.
Un'ultima avvertenza contabile chiude il quadro: avendo ottenuto il contributo anticipato, quei 4.000 euro di diagnosi non potranno rientrare anche tra le spese ammissibili dell'intervento sulla caldaia, per il divieto di doppio conteggio dell'art. 15, comma 10.
Fonti: Regole Applicative, Paragrafo 9.16.2; D.M. 7 agosto 2025, Art. 3 comma 4 e Art. 15 commi 6 e 7; Webinar 03/02/2026
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