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#259Si può sostituire una caldaia a gas o GPL con una a biomassa nel Conto Termico 3.0 e con quali requisiti (classe 5, particolato)?

A cura dell'Ing. Andrea Ursini Casalena

Sì, ma è una deroga con un vincolo emissivo severo. Il gas naturale o il GPL si sostituiscono con la biomassa solo tramite una caldaia, mai stufe o termocamini, in classe 5 stelle e con particolato primario non oltre 1 mg/Nm³. Fanno eccezione le aziende agricole e forestali nelle aree non metanizzate.

Requisiti per sostituire una caldaia a gas con una a biomassa nel Conto Termico 3.0

Perché la sostituzione del gas è "in deroga"

In via ordinaria il Conto Termico 3.0 ammette i generatori a biomassa solo quando sostituiscono impianti già alimentati a biomassa, carbone, olio combustibile o gasolio. Rimpiazzare un impianto a gas naturale o a GPL sta fuori dalla regola generale: è un'eccezione, concessa solo se il nuovo apparecchio garantisce emissioni di polveri bassissime.

Da questa eccezione discendono due conseguenze pratiche. La prima riguarda il tipo di generatore ammesso. Il gas si sostituisce soltanto con una caldaia a biomassa, quelle delle lettere a e b del paragrafo 3.2 dell'Allegato 1, mentre non puoi rimpiazzare una caldaia a metano o GPL con una stufa a pellet o un termocamino, che pure sono generatori a biomassa incentivabili in altri casi. La seconda conseguenza è il limite sul particolato.

Stufe e termocamini non restano esclusi dal Conto Termico in assoluto. Sono ammessi quando sostituiscono altri apparecchi a biomassa, come nel caso in cui in presenza di soli camini a legna si valuta l'installazione di una stufa a pellet. Il posto di una caldaia a gas, però, non possono prenderlo.

Il particolato non oltre 1 mg/Nm³: quando è obbligatorio?

Qui si concentra la confusione più frequente. La classe 5 stelle, cioè la certificazione ambientale del D.M. 186/2017 rilasciata da un organismo notificato, è sempre obbligatoria per qualunque generatore a biomassa incentivato. Il limite più severo di particolato primario, non oltre 1 mg/Nm³, è invece un requisito aggiuntivo: scatta solo quando l'impianto sostituito è a gas naturale o a GPL e riguarda le sole caldaie.

Il quadro cambia quindi in base al combustibile che si abbandona:

Impianto sostituitoRequisito sul nuovo generatore a biomassa
Biomassa, gasolio, olio combustibile, carboneSolo classe 5 stelle
Gas naturale (metano)Classe 5 stelle + particolato non oltre 1 mg/Nm³ (solo caldaie)
GPLClasse 5 stelle + particolato non oltre 1 mg/Nm³ (solo caldaie)
GPL, aziende agricole/forestali in aree non metanizzateClasse 5 stelle + riduzione del particolato oltre il 50% (Ce 1,5)

Il limite di 1 mg/Nm³ è lo scoglio concreto dell'intervento, una soglia bassissima che poche caldaie a biomassa in commercio raggiungono. Va verificata sulla certificazione del prodotto, o nel catalogo degli apparecchi prequalificati del GSE, prima di progettare l'intervento. Se il modello non la rispetta, la sostituzione del gas non è ammissibile e perde l'accesso all'incentivo.

I requisiti tecnici della caldaia a biomassa

Oltre alla classe 5 stelle e al limite di particolato per chi parte dal gas, la caldaia deve rispettare i requisiti dell'intervento III.C, che cambiano con la potenza.

Per le caldaie fino a 500 kW servono tre elementi:

  • la conformità alla norma UNI EN 303-5 classe 5;
  • un rendimento termico utile non inferiore a 87 + log(Pn), dove Pn è la potenza nominale;
  • un sistema di accumulo termico con volume non inferiore a 20 dm³/kWt.

Su quest'ultimo punto torna spesso un dubbio, se il volume interno del generatore rientri nel conteggio. La risposta sta nella FAQ dedicata su come si calcola l'accumulo termico obbligatorio.

Per le caldaie da 500 a 2.000 kW i requisiti si irrigidiscono:

  • il rendimento non deve scendere sotto il 92%;
  • le emissioni devono rientrare nei valori della tabella 14 del decreto;
  • è obbligatorio un sistema di abbattimento del particolato primario, non a gravità, attivo per almeno il 90% delle ore di funzionamento.

In entrambe le fasce il combustibile va certificato, con il pellet che segue la UNI EN ISO 17225-2 solo nella classe di qualità per cui la caldaia è stata certificata, con evidenza in fattura della classe e del codice del produttore.

Resta poi un obbligo valido per tutti gli impianti a biomassa incentivati, cioè almeno una manutenzione biennale sul generatore e sulla canna fumaria, da assicurare per l'intera durata dell'incentivo con conservazione dei certificati.

La deroga per le aziende agricole e forestali

Esiste una sola attenuazione al limite di 1 mg/Nm³, pensata per le aziende agricole e per le imprese del settore forestale che operano nelle aree non metanizzate. Per questi soggetti che sostituiscono una caldaia a GPL, il vincolo secco di 1 mg/Nm³ non si applica: basta una caldaia in classe 5 stelle che riduca le polveri oltre il 50% rispetto ai valori della classe 5. Con quella riduzione si ottiene anche il coefficiente premiante massimo sulle polveri.

Quel coefficiente, chiamato Ce, moltiplica l'incentivo in base a quanto la caldaia abbatte il particolato rispetto alla classe 5 stelle:

Riduzione del particolato rispetto alla classe 5 stelleCoefficiente premiante Ce
Fino al 20%1
Dal 20% al 50%1,2
Oltre il 50%1,5

Un Ce pari a 1,5 vale un incentivo maggiorato del 50% ed è la soglia che apre la deroga per le aziende agricole. Su come queste soglie premianti sono state recepite nelle Regole Applicative puoi leggere la FAQ sulle soglie minime dei coefficienti premianti. Un avvertimento, però: le Regioni possono limitare questa fattispecie per motivi di qualità dell'aria, quindi conviene verificare le disposizioni regionali prima di contare sulla deroga.

Un esempio pratico

Confrontiamo tre casi, così la regola diventa concreta.

Un'officina sostituisce una vecchia caldaia a gasolio con una a pellet in classe 5 stelle. Il combustibile di partenza non è il gas, quindi il limite di 1 mg/Nm³ non scatta: basta la classe 5 e l'intervento è ammesso.

Prendi ora una villetta di città servita dal metano, che punta alla stessa caldaia a pellet. La sola classe 5 non basta più: serve un modello con particolato non oltre 1 mg/Nm³, da cercare con attenzione sulla scheda tecnica, altrimenti l'intervento non è incentivabile.

Cambia di nuovo lo scenario per un'azienda agricola di montagna, in area non raggiunta dal metano, che sostituisce la caldaia a GPL da 80 kW della cascina con una a cippato. Qui il vincolo secco non c'è: basta una caldaia in classe 5 stelle che abbatta le polveri oltre il 50%. Così l'azienda accede all'incentivo e porta a casa un Ce di 1,5, cioè il 50% in più.

Fonti: D.M. 7 agosto 2025, Allegato 1 Paragrafo 3.2 e Allegato 2 Tabelle 12-14; Regole Applicative CT 3.0, Paragrafo 9.11; Webinar GSE 3 febbraio 2026

Vedi tutte le FAQ di "INTERVENTI TITOLO III (Fonti Rinnovabili)"
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