#499Un'impresa può avere l'incentivo del Conto Termico per una pompa di calore add-on su una caldaia a gas esistente?
No. Un'impresa o un ETS di natura economica non può ottenere l'incentivo del Conto Termico 3.0 per una pompa di calore add-on aggiunta a una caldaia a gas esistente. L'intervento resta un sistema ibrido (III.B) che mantiene in funzione un generatore fossile, vietato dall'art. 25, comma 2 del Decreto proprio a questi soggetti.

Perché l'add-on ricade nel divieto per le imprese?
Il punto che sfugge è la classificazione dell'intervento. Aggiungere una pompa di calore elettrica a una caldaia a gas non conta come una pompa di calore pura (III.A): è a tutti gli effetti un sistema bivalente, cioè l'intervento III.B, dove il gas resta parte dell'impianto. L'art. 25, comma 2 del Decreto stabilisce che per le imprese e gli ETS economici non sono ammessi gli interventi che prevedono apparecchiature alimentate a combustibili fossili, gas naturale compreso.
Le Regole Applicative non lasciano margini: al paragrafo 9.10, dedicato ai sistemi ibridi, un box intitolato "Disposizioni specifiche per le imprese ed ETS economici" scrive che per questi soggetti non sono incentivabili i sistemi ibridi che integrano caldaie a gas o pompe di calore a gas. Il divieto guarda alla configurazione finale dell'impianto, non a come si acquista la caldaia: siccome quella a gas resta accesa nel sistema post-operam, l'intervento è fuori. Vale anche per i sistemi ibridi factory made preassemblati in fabbrica, non solo per l'add-on montato in cantiere.
Attenzione alla risposta dell'helpdesk GSE
Su questo caso circola un equivoco pericoloso. Capita che l'assistenza di primo livello del GSE risponda che l'add-on elettrico è ammesso, perché la caldaia a gas non è di nuova installazione. È un'interpretazione errata, smentita dalle stesse Regole Applicative del GSE.
La ragione è tecnica: la pompa di calore add-on non viene trasmessa a portale come intervento III.A indipendente, ma come sistema ibrido III.B, con la caldaia fossile dentro. In fase di istruttoria il controllo automatico dei requisiti del soggetto blocca l'istanza, perché il richiedente è un'impresa e nel sistema è presente un generatore a gas. Una mail del supporto non ti mette al riparo dal rigetto della pratica, quindi conviene fidarsi del testo scritto delle Regole Applicative e non di una risposta via ticket.
Cos'è davvero il sistema add-on?
Vale la pena chiarire di cosa si parla, perché l'add-on resta una configurazione legittima per chi non è impresa. Nell'intervento III.B, definito dall'art. 2 del Decreto, il sistema bivalente è un apparato con un gruppo primario a pompa di calore abbinato a un gruppo secondario a combustione, la caldaia a condensazione a gas, non assemblati in fabbrica, ma accoppiati in campo. L'add-on è appunto l'aggiunta di una pompa di calore a una caldaia a gas preesistente, senza obbligo di smaltire il vecchio generatore.
Per accedervi, chi ne ha diritto deve rispettare tre condizioni fissate dalle Regole Applicative:
- la caldaia preesistente deve avere un'età non superiore a 5 anni, verificabile dalla targa o dalla messa in esercizio;
- la pompa di calore deve essere aria-acqua o acqua-acqua (l'aria-aria è ammessa solo con vincoli architettonici o paesaggistici);
- serve un sistema di regolazione intelligente che dia priorità alla pompa di calore rispetto alla caldaia.
Le alternative ammesse per imprese ed ETS economici
Questi soggetti non restano fuori dal Conto Termico: devono solo scegliere soluzioni prive di fossili. Le strade praticabili sul Titolo III sono diverse:
- III.A, la pompa di calore elettrica pura (aria-acqua, acqua-acqua o VRF), sostituendo del tutto la caldaia;
- III.C, la caldaia a biomassa a pellet, cippato o legna, con classe ambientale elevata (5 stelle o superiore);
- III.F, l'allaccio a una rete di teleriscaldamento efficiente qualificata dal GSE, disattivando il gas;
- III.G, la microcogenerazione alimentata solo da fonti rinnovabili.
Resta accessibile anche il fotovoltaico del Titolo II, ma solo se trainato da una pompa di calore elettrica pura, mai da un sistema ibrido. E se proprio si vuole un ibrido, l'unica configurazione III.B aperta alle imprese è quella che abbina la pompa di calore a una caldaia a biomassa invece che a gas.
Un esempio pratico
Un'azienda manifatturiera ha un capannone di proprietà con una caldaia a condensazione a gas di due anni. Vorrebbe affiancarle una pompa di calore in add-on, tenendo la caldaia come supporto nei picchi di freddo. La configurazione è tecnicamente valida, ma per l'impresa non è incentivabile: la caldaia a gas resta nel sistema e fa scattare il divieto dell'art. 25.
| Configurazione | Incentivo per l'impresa | Perché |
|---|---|---|
| Add-on: PdC + caldaia a gas (III.B) | No | mantiene un generatore fossile (art. 25 c.2) |
| PdC elettrica pura (III.A), caldaia dismessa | Sì | impianto 100% elettrico |
| Caldaia a biomassa (III.C) | Sì | fonte rinnovabile |
| Ibrido PdC + biomassa (III.B) | Sì | unico ibrido senza gas |
La stessa azienda, dismettendo la caldaia e installando una pompa di calore elettrica pura, rientra senza problemi nel III.A. In alternativa può puntare su una caldaia a biomassa, oppure su un ibrido pompa di calore più biomassa, che è l'unico sistema bivalente aperto alle imprese.
Fonti: D.M. 7 agosto 2025, Art. 2 comma 1 lettera ff), Art. 25 comma 2; Regole Applicative, Paragrafo 8, Paragrafo 9.10 e Paragrafo 9.10.1.3; Webinar 3 febbraio 2026 e 16 aprile 2026
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