#248Per edifici con vincoli architettonici l'utilizzo di sistemi bivalenti con PdC aria/acqua non è ammessa?
Sì, ma con un'inversione che molti trovano paradossale. Per i sistemi add-on la pompa di calore deve normalmente essere aria-acqua o acqua-acqua. Negli edifici soggetti a vincoli architettonici, però, il Decreto impone che sia esclusivamente aria-aria. Il GSE ha confermato questa prescrizione, pur riconoscendola atipica.

La regola e la sua inversione
Per la pompa di calore add-on, integrata su una caldaia a condensazione esistente, le Regole Applicative fissano la tipologia ammessa.
Negli edifici standard la pompa di calore deve essere esclusivamente aria-acqua o acqua-acqua.
Negli edifici soggetti a vincoli architettonici, invece, la norma impone che sia esclusivamente aria-aria. È una deroga stringente, prevista dall'Allegato 1, Paragrafo 3.6.2 del Decreto.
Una prescrizione che solleva dubbi
Molti professionisti hanno segnalato che questa inversione è poco comprensibile, e le perplessità sono fondate.
Il GSE, nei webinar istituzionali, ha confermato la rigidità della prescrizione, definendola una "combinazione molto particolare, inconsueta, con pompe di calore aria-aria".
Le fonti ufficiali non spiegano perché un sistema aria-aria sarebbe più idoneo a un contesto storico rispetto a uno aria-acqua o acqua-acqua.
I nodi pratici aperti
La scelta imposta crea difficoltà concrete su più fronti.
Le unità esterne dei sistemi aria-aria sono ingombranti e mal si conciliano con la tutela architettonica e con l'approvazione delle Soprintendenze, di cui resta interamente responsabile chi presenta la pratica.
C'è poi il problema di integrare fluidi diversi: la caldaia esistente scalda acqua, la pompa di calore aria-aria tratta aria, e la norma non spiega come farli dialogare sul piano impiantistico.
Come la norma chiede di gestirlo
Il Conto Termico non risolve il paradosso tecnico, ma lo circonda di requisiti severi.
Serve un sistema di controllo e regolazione intelligente che dia priorità alla pompa di calore, e una dichiarazione di compatibilità del fabbricante della pompa di calore con il generatore secondario.
Quando pompa di calore e caldaia sono di marche diverse, come quasi sempre accade, è obbligatoria l'asseverazione di un tecnico abilitato che garantisca il dialogo tra le macchine, la funzionalità e la sicurezza dell'impianto, con relazione tecnica ai sensi del D.M. 26 giugno 2015.
Il legislatore ha di fatto spostato sul progettista l'onere di risolvere un nodo che la norma stessa ha creato.
Un esempio pratico
Un palazzo storico vincolato ha una caldaia a condensazione recente e vuole aggiungere una pompa di calore in add-on.
Per la norma quella pompa di calore deve essere aria-aria, quindi con unità esterne da concordare con la Soprintendenza, e il progettista deve asseverare il dialogo con la caldaia ad acqua.
In un edificio non vincolato, lo stesso add-on richiederebbe invece una pompa di calore aria-acqua.
- L'obbligo esclusivo della tipologia aria-aria per edifici vincolati
La normativa stabilisce i requisiti per i sistemi bivalenti realizzati tramite l'installazione di una pompa di calore "add-on" (ovvero aggiunta a una caldaia a condensazione a gas preesistente con età non superiore a 5 anni). Il testo di legge e le Regole Applicative prevedono esplicitamente che per gli edifici standard la pompa di calore debba essere "esclusivamente della tipologia aria-acqua oppure acqua-acqua".
Tuttavia, introducono una deroga stringente: "la pompa di calore deve essere esclusivamente della tipologia aria-aria, nel caso in cui l'edificio oggetto di intervento sia soggetto a vincoli architettonici".
Durante i webinar istituzionali, i tecnici del GSE hanno confermato la rigidità di questa prescrizione, definendola testualmente come una "combinazione molto particolare inconsueta con pompe di calore aria aria". Le fonti non forniscono una giustificazione tecnica o legislativa sul perché il legislatore abbia ritenuto un sistema aria-aria più idoneo a un contesto storico-architettonico rispetto a un sistema aria-acqua o acqua-acqua.
- L'impatto visivo e le autorizzazioni delle Sovrintendenze
È stato correttamente osservato che i sistemi aria-aria comportano unità esterne ingombranti, difficilmente compatibili con i vincoli architettonici e con l'approvazione delle Sovrintendenze. Le fonti ufficiali del Conto Termico 3.0 non offrono soluzioni a questo ostacolo normativo e paesaggistico: l'obbligo di installare unità esterne (e interne) ad espansione diretta rimane, e non vi sono deroghe per nasconderle o evitarne l'installazione. La norma si limita a richiedere il pertinente titolo autorizzativo e/o abilitativo, ove previsto dalla legislazione locale, lasciando l'onere di ottenere i permessi interamente in capo al soggetto responsabile.
- L'ibridazione tra fluidi termovettori differenti (aria e acqua)
Il dubbio tecnico più rilevante riguarda la difficoltà di integrare energeticamente un sistema emissivo esistente ad acqua (la caldaia) con un nuovo generatore ad aria (la pompa di calore aria-aria), ponendosi la domanda di come farli dialogare e come distribuire l'aria senza impatti pesanti sugli spazi interni.
Le regole del Conto Termico 3.0 non spiegano come realizzare fisicamente questa integrazione, ma impongono che avvenga attraverso requisiti documentali e sistemi di controllo molto severi:- Deve essere presente un sistema di controllo e regolazione intelligente in grado di ottimizzare il funzionamento dando la priorità alla pompa di calore rispetto alla caldaia.
- Il fabbricante della pompa di calore deve fornire una dichiarazione di compatibilità con il generatore secondario preesistente, indicando le caratteristiche minime affinché i due apparecchi (che in questo caso producono fluidi diversi) possano interagire per ottimizzare i consumi.
- Qualora la pompa di calore e la caldaia siano di marche diverse (come quasi sempre accade nei sistemi add-on), la responsabilità di farli funzionare in modo combinato è demandata al progettista. È richiesta infatti l'asseverazione di un tecnico abilitato che "ne garantisca la compatibilità con l'impianto esistente, il dialogo tra i due apparecchi che costituiscono il sistema, la compatibilità tra apparecchi e la funzionalità e sicurezza dell'intero impianto".
Conclusione
Le perplessità sollevate sono ovviamente confermate e colgono un limite evidente della stesura normativa. Il D.M. 7 agosto 2025 impone effettivamente che, in presenza di vincoli architettonici, un sistema "add-on" debba accoppiare una caldaia ad acqua con una pompa di calore ad aria.
Il GSE è consapevole che si tratta di una configurazione atipica, ma le Regole Applicative non la correggono. Di conseguenza, il legislatore ha trasferito l'intero onere di risolvere il paradosso tecnico (la gestione di fluidi diversi tramite centraline di comunicazione) e architettonico (l'inserimento di split e canalizzazioni in un edificio storico) sulle spalle dei progettisti, che devono asseverarne il funzionamento e il dialogo.
Fonti: Decreto 7 agosto 2025, Allegato 1, Paragrafo 3.6.2; Regole Applicative, Paragrafo 9.10.1.3 punto ii e iii; Webinar 3 febbraio 2026
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