#248Per edifici con vincoli architettonici l'utilizzo di sistemi bivalenti con PdC aria/acqua non è ammessa?
Nel caso specifico dell'installazione di una pompa di calore "add-on" (integrazione su caldaia esistente, III.B), le Regole Applicative stabiliscono che la pompa di calore deve essere esclusivamente della tipologia aria-acqua oppure acqua-acqua. Tuttavia, esiste un'eccezione specifica: nel caso in cui l'edificio oggetto di intervento sia soggetto a vincoli architettonici, la pompa di calore deve essere esclusivamente della tipologia aria-aria. Pertanto, in presenza di vincoli architettonici formali che impediscano altre soluzioni, per la configurazione "add-on" è richiesta la tecnologia aria-aria, escludendo di fatto le altre in quel contesto specifico.
Le osservazioni di alcuni utenti
Alcuni professionisti hanno sollevato delle perplessità riguardo al punto 3.6.2 dell'Allegato 1 al D.M. 7 agosto 2025 (Conto Termico 3.0), che disciplina proprio l'installazione di pompe di calore "add-on" su caldaie a condensazione preesistenti. In particolare, la norma prevede che (come detto sopra), per gli edifici soggetti a vincoli architettonici, la pompa di calore debba essere esclusivamente della tipologia aria-aria.
Le domande poste sono sostanzialmente quattro:
- perché solo per gli edifici vincolati si impone la tipologia aria-aria, escludendo aria-acqua e acqua-acqua?
- come conciliare le ingombranti unità esterne di un sistema aria-aria con le esigenze di tutela architettonica e con l'approvazione delle Sovrintendenze?
- come distribuire il fluido termovettore aria in edifici storici senza pesanti conseguenze sugli spazi interni?
- come realizzare efficacemente l'integrazione energetica tra due generatori che producono fluidi termovettori diversi (aria e acqua), senza intervenire sul sistema emissivo esistente?
La risposta
Le osservazioni sollevate evidenziano un'oggettiva e concreta criticità tecnica insita nella stesura del D.M. 7 agosto 2025 e delle relative Regole Applicative del Conto Termico 3.0. Basandosi esclusivamente sulle fonti ufficiali e sui chiarimenti forniti dal GSE, le perplessità risultano fondate, poiché la norma impone prescrizioni che appaiono paradossali dal punto di vista applicativo.
Ecco un'analisi dettagliata basata sulle fonti ufficiali in risposta ai quesiti posti.
- L'obbligo esclusivo della tipologia aria-aria per edifici vincolati
La normativa stabilisce i requisiti per i sistemi bivalenti realizzati tramite l'installazione di una pompa di calore "add-on" (ovvero aggiunta a una caldaia a condensazione a gas preesistente con età non superiore a 5 anni). Il testo di legge e le Regole Applicative prevedono esplicitamente che per gli edifici standard la pompa di calore debba essere "esclusivamente della tipologia aria-acqua oppure acqua-acqua".
Tuttavia, introducono una deroga stringente: "la pompa di calore deve essere esclusivamente della tipologia aria-aria, nel caso in cui l'edificio oggetto di intervento sia soggetto a vincoli architettonici".
Durante i webinar istituzionali, i tecnici del GSE hanno confermato la rigidità di questa prescrizione, definendola testualmente come una "combinazione molto particolare inconsueta con pompe di calore aria aria". Le fonti non forniscono una giustificazione tecnica o legislativa sul perché il legislatore abbia ritenuto un sistema aria-aria più idoneo a un contesto storico-architettonico rispetto a un sistema aria-acqua o acqua-acqua.
- L'impatto visivo e le autorizzazioni delle Sovrintendenze
È stato correttamente osservato che i sistemi aria-aria comportano unità esterne ingombranti, difficilmente compatibili con i vincoli architettonici e con l'approvazione delle Sovrintendenze. Le fonti ufficiali del Conto Termico 3.0 non offrono soluzioni a questo ostacolo normativo e paesaggistico: l'obbligo di installare unità esterne (e interne) ad espansione diretta rimane, e non vi sono deroghe per nasconderle o evitarne l'installazione. La norma si limita a richiedere il pertinente titolo autorizzativo e/o abilitativo, ove previsto dalla legislazione locale, lasciando l'onere di ottenere i permessi interamente in capo al soggetto responsabile.
- L'ibridazione tra fluidi termovettori differenti (aria e acqua)
Il dubbio tecnico più rilevante riguarda la difficoltà di integrare energeticamente un sistema emissivo esistente ad acqua (la caldaia) con un nuovo generatore ad aria (la pompa di calore aria-aria), ponendosi la domanda di come farli dialogare e come distribuire l'aria senza impatti pesanti sugli spazi interni.
Le regole del Conto Termico 3.0 non spiegano come realizzare fisicamente questa integrazione, ma impongono che avvenga attraverso requisiti documentali e sistemi di controllo molto severi:- Deve essere presente un sistema di controllo e regolazione intelligente in grado di ottimizzare il funzionamento dando la priorità alla pompa di calore rispetto alla caldaia.
- Il fabbricante della pompa di calore deve fornire una dichiarazione di compatibilità con il generatore secondario preesistente, indicando le caratteristiche minime affinché i due apparecchi (che in questo caso producono fluidi diversi) possano interagire per ottimizzare i consumi.
- Qualora la pompa di calore e la caldaia siano di marche diverse (come quasi sempre accade nei sistemi add-on), la responsabilità di farli funzionare in modo combinato è demandata al progettista. È richiesta infatti l'asseverazione di un tecnico abilitato che "ne garantisca la compatibilità con l'impianto esistente, il dialogo tra i due apparecchi che costituiscono il sistema, la compatibilità tra apparecchi e la funzionalità e sicurezza dell'intero impianto".
Conclusione
Le perplessità sollevate sono ovviamente confermate e colgono un limite evidente della stesura normativa. Il D.M. 7 agosto 2025 impone effettivamente che, in presenza di vincoli architettonici, un sistema "add-on" debba accoppiare una caldaia ad acqua con una pompa di calore ad aria.
Il GSE è consapevole che si tratta di una configurazione atipica, ma le Regole Applicative non la correggono. Di conseguenza, il legislatore ha trasferito l'intero onere di risolvere il paradosso tecnico (la gestione di fluidi diversi tramite centraline di comunicazione) e architettonico (l'inserimento di split e canalizzazioni in un edificio storico) sulle spalle dei progettisti, che devono asseverarne il funzionamento e il dialogo.
Fonti: Decreto 7 agosto 2025, Allegato 1, Paragrafo 3.6.2; Regole Applicative, Paragrafo 9.10.1.3 punto ii e iii; Webinar 3 febbraio 2026
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