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#267Come si dimostra (in caso di verifica) che le biomasse utilizzate siano quelle dichiarate?

A cura dell'Ing. Andrea Ursini Casalena

La tracciabilità si dimostra con le fatture d'acquisto del combustibile, che devono riportare la classe di qualità e il codice di certificazione, oppure, per l'autoproduzione, con il Modello 14 del GSE. La documentazione va conservata per tutta la durata dell'incentivo e per i 5 anni successivi all'ultima rata.

Documenti per dimostrare la tracciabilità delle biomasse nel Conto Termico 3.0

Biomassa acquistata: fatture e classe di qualità

Per la biomassa comprata sul mercato (pellet, legna, cippato, bricchette), il Soggetto Responsabile conserva le fatture di acquisto intestate a proprio nome, che devono soddisfare due condizioni:

  • Consumo congruo: le fatture, riferite all'intero anno solare, devono attestare un consumo coerente con la producibilità attesa del generatore nella zona climatica.
  • Evidenza di qualità: la documentazione fiscale deve riportare la classe di qualità e il codice di identificazione dell'organismo di certificazione (o del rapporto di prova, allegandone copia).

Le classi seguono le norme UNI EN ISO 17225: pellet (parte 2), bricchette (parte 3), cippato (parte 4), legna (parte 5). Attenzione a un vincolo spesso ignorato: per stufe e termocamini è obbligatorio il pellet in classe A1 (la migliore), mentre per le caldaie a biomassa vale la classe per cui il generatore è certificato, o superiore.

Biomassa autoprodotta: il Modello 14

Chi alimenta l'impianto con biomassa propria (aziende agricole, imprese boschive, proprietari o usufruttuari di terreni, assegnatari di uso civico di legnatico) deve redigere ogni anno il Modello 14 del GSE, una dichiarazione che indica:

  • la quantità in peso di biomassa autoprodotta e impiegata;
  • la tipologia (legna, cippato, pellet);
  • l'estensione e i riferimenti catastali della superficie, con il titolo di proprietà, affitto o usufrutto.

Per cippato e bricchette autoprodotti serve inoltre un'attestazione di conformità annuale rilasciata da un laboratorio accreditato ISO/IEC 17025. Questo è il caso tipico delle aziende agricole e forestali che bruciano biomassa del proprio fondo.

Le imprese con scarti di lavorazione del legno

Le imprese artigianali o industriali iscritte alla CCIAA che usano scarti di legno vergine del proprio ciclo produttivo devono emettere un'autofatturazione della biomassa utilizzata. Se l'autofattura non è possibile, vanno prodotti ogni anno:

  • una dichiarazione sostitutiva di atto notorio (art. 47 D.P.R. 445/2000) con la quantità ponderale;
  • documenti contabili di supporto (per esempio il MUD);
  • un attestato di conformità del biocombustibile rilasciato da un laboratorio terzo secondo la ISO 17225.

A questo si aggiunge l'obbligo, valido per tutti, di almeno una manutenzione biennale su generatore e canna fumaria, con conservazione dei certificati.

Un esempio pratico

Una famiglia con una stufa a pellet conserva, anno per anno, le fatture del pellet ENplus A1 (la classe A1 richiesta per le stufe), che riportano il codice del produttore certificato.

In caso di controllo del GSE queste fatture dimostrano sia la qualità del combustibile sia un consumo congruo con le ore di funzionamento attese. Un'azienda agricola che invece brucia legna del proprio bosco non avrà fatture, ma presenterà il Modello 14 con i dati catastali del terreno. Vedi anche come inserire un generatore a biomassa nel catalogo GSE.

Fonti: D.M. 7 agosto 2025, Allegato 1 Paragrafo 3.2; Regole Applicative, Paragrafo 9.11.1 e 12.11; Webinar GSE 3 febbraio 2026

Vedi tutte le FAQ di "INTERVENTI TITOLO III (Fonti Rinnovabili)"
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