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#520È possibile incentivare la sostituzione dell'illuminazione di un campo da calcio a servizio di tribune e spogliatoi?

A cura dell'Ing. Andrea Ursini Casalena

Sì, il campo rientra tra le pertinenze esterne dell'intervento II.E, però l'ammissibilità la decide il fabbricato di tribune e spogliatoi: deve essere esistente, riscaldato e in una categoria catastale aperta al soggetto che presenta domanda. Attenzione al tetto di superficie, che ridimensiona molto l'incentivo.

Conto Termico 3.0: incentivo per la sostituzione delle torri faro di un campo da calcio come pertinenza esterna dell'edificio spogliatoi

Il campo è una pertinenza, ma va dimostrato

L'intervento II.E riguarda la sostituzione dei sistemi per l'illuminazione "d'interni e delle pertinenze esterne degli edifici esistenti", quindi la superficie di gioco illuminata dalle torri faro può rientrarci come area scoperta al servizio del fabbricato sportivo. Il nesso non è però presunto. Le Regole Applicative chiedono che "dovrà essere fornita una prova oggettiva volta a dimostrare che l'ambiente esterno interessato sia, fattualmente, una pertinenza dell'edificio". Il GSE lo ha ribadito a voce in webinar, ricordando che la pertinenza esterna "va dimostrata che agli effetti quella pertinenza sia dell'edificio oggetto dell'intervento".

Nella pratica la prova si costruisce con la visura e la planimetria catastale, che devono legare il terreno di gioco al fabbricato, con la titolarità dello stesso soggetto su entrambi e con l'alimentazione elettrica dallo stesso punto di connessione. I criteri generali e i casi limite stanno nella guida sulle pertinenze esterne, che vale la pena leggere prima di impostare la pratica.

L'edificio traina tutto

Il campo, da solo, non è nulla: senza un edificio a cui agganciarsi non esiste intervento incentivabile. Il fabbricato di tribune e spogliatoi deve quindi soddisfare tre requisiti insieme.

  • Esistente e accatastato, quindi iscritto al catasto edilizio urbano alla data della domanda e non in corso di costruzione.
  • Riscaldato, cioè dotato di impianto di climatizzazione invernale funzionante. È il punto che affossa più spesso questi progetti: negli spogliatoi capita spesso di trovare solo la produzione di acqua calda per le docce, che non è climatizzazione invernale e non basta a soddisfare il requisito.
  • In una categoria catastale ammessa per quel soggetto: è il bivio decisivo.

Sul terzo punto le strade divergono nettamente. La Pubblica Amministrazione accede al Titolo II su qualsiasi categoria catastale dei propri edifici, quindi un Comune proprietario del campo può procedere senza problemi di classamento. I soggetti privati invece vi accedono, per espressa previsione dell'art. 4, comma 1, lettera b), soltanto su edifici dell'ambito terziario, che l'art. 2 definisce come "categoria catastale A/10, gruppo B, gruppo C ad esclusione di C/6 e C/7, gruppo D ad esclusione di D9, gruppo E ad esclusione di E2, E4, E6".

Qui casca l'asino degli impianti sportivi: la E/6 compare tra le esclusioni, mentre la D/6 rientra nel gruppo D ed è ammessa, come già visto per il centro sportivo di un'A.S.D.. Prima di ogni valutazione economica conviene quindi aprire la visura del fabbricato: da privati, un classamento in E/6 chiude la porta al Titolo II, mentre un D/6 la lascia aperta. Gli ETS non economici, assimilati alle amministrazioni pubbliche, non incontrano quel vincolo.

Quanto incentivo arriva davvero

Questa è la parte che sorprende chi ha in mano il preventivo delle torri faro. Per le pertinenze la superficie che entra nel calcolo non è quella illuminata, ma una superficie tagliata: "per superficie utile (Sed) è da intendersi la Superficie della pertinenza effettivamente oggetto dell'intervento, sino al raggiungimento di un valore pari a due volte quella della superficie utile dell'edificio di cui l'ambiente costituisce pertinenza".

Un campo regolamentare misura intorno ai 7.000 m², mentre un fabbricato di spogliatoi e tribune sta spesso sotto i 300 m². Il rapporto tra le due grandezze è talmente sbilanciato che l'algoritmo, tarato su cortili e parcheggi, riconosce solo una frazione della superficie realmente illuminata.

Il resto della formula segue le regole ordinarie del II.E: percentuale del 40% della spesa ammissibile, costo specifico massimo di 35 €/m² per i corpi illuminanti a LED, incentivo massimo di 140.000 €, maggiorazione del 10% con componenti principali prodotti nell'Unione Europea. Per gli edifici pubblici dell'art. 11, comma 2, la percentuale sale al 100%.

Requisiti tecnici delle torri faro

I requisiti sono quelli dell'Allegato I, con la specificità dell'illuminazione esterna:

  • indice di resa cromatica superiore a 60 per le pertinenze esterne, contro l'80 richiesto negli interni;
  • efficienza luminosa minima di 80 lm/W;
  • potenza installata non superiore al 50% di quella sostituita, con il correttivo previsto per gli impianti ante-operam sottodimensionati;
  • conformità alla normativa regionale sull'inquinamento luminoso, prescritta espressamente per i sistemi che emettono verso l'esterno.

Una precisazione utile al progettista: il decreto richiama come riferimento illuminotecnico la UNI EN 12464-1, che riguarda i posti di lavoro. La norma di settore per gli impianti sportivi è la UNI EN 12193, che però nei documenti del Conto Termico non è citata. Nel progetto conviene dimostrare i livelli di illuminamento con la norma sportiva e argomentare la coerenza con il criterio del decreto, altrimenti il taglio del 50% della potenza rischia di scontrarsi con i lux richiesti per l'attività agonistica.

Un esempio pratico

Campo comunale, fabbricato di spogliatoi e tribune riscaldato di 200 m², superficie di gioco illuminata di 7.000 m², sostituzione delle torri faro con proiettori a LED per 90.000 €.

GrandezzaValoreNota
Superficie illuminata7.000 m²quella realmente oggetto di intervento
Superficie utile dell'edificio200 m²spogliatoi e tribune riscaldati
Sed riconosciuta400 m²tetto di due volte la superficie utile
Costo specifico35 €/m²Cmax per i LED, la spesa reale è ben superiore
Incentivo al 40%5.600 €40% × 35 €/m² × 400 m²

Se ricorrono le condizioni dell'art. 11, comma 2, cioè edificio di un Comune fino a 15.000 abitanti destinato ad attività di carattere pubblico-sociale, lo stesso calcolo con il 100% porta a 14.000 €. Restano cifre lontane dai 90.000 € di spesa, quindi per un impianto sportivo il Conto Termico funziona più come contributo integrativo che come copertura dell'intervento. Una società sportiva privata, prima ancora di fare questi conti, deve verificare in visura di non trovarsi in E/6.

Fonti: D.M. 7 agosto 2025, Art. 2 comma 1 lettera b, Art. 4 comma 1 lettera b, Art. 5 comma 1 lettera e, Art. 11 comma 2, Allegato I (requisiti sistemi di illuminazione), Allegato 2 Tabella 7; Regole Applicative Conto Termico 3.0, Paragrafi 9.5.1, 9.5.3 e 9.5.4; Webinar GSE 26/01/2026

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