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#251Definite bene cosa intendete per "backup".

A cura dell'Ing. Andrea Ursini Casalena

Nel Conto Termico si chiama backup un generatore che non copre i carichi termici dell'edificio e serve soltanto al subentro temporaneo in caso di emergenza o guasto dell'impianto principale. Nei sistemi ibridi la caldaia non è questo, è il generatore secondario che lavora insieme alla pompa di calore.

Conto Termico 3.0: differenza tra il generatore di backup che subentra solo in emergenza e il generatore secondario dei sistemi ibridi, con i tre casi in cui il generatore preesistente resta in funzione

Backup e generatore secondario sono due cose diverse

La definizione operativa la danno le Regole Applicative quando spiegano come si misura la soglia dei 2 MW. Sono di backup i generatori che non servono "alla copertura dei carichi termici, per il riscaldamento, per la produzione di acqua calda sanitaria o del calore di processo", bensì "al subentro temporaneo in caso di emergenza o malfunzionamento dell'impianto principale". Un generatore che si accende ogni inverno per coprire i picchi, quindi, backup non è.

È esattamente la posizione della caldaia in un sistema ibrido. Il Decreto la chiama generatore secondario, abbinato alla pompa di calore intesa come generatore principale, mentre le Regole chiedono un sistema di controllo che ne ottimizzi il funzionamento preferenziale. La caldaia lavora, semplicemente lo fa dopo, sotto la temperatura di bivalenza, secondo la logica di priorità alla pompa di calore.

Sugli impianti ibridi compatti e sui multi-intervento il GSE è ancora più netto: "nessuno dei sub-impianti può svolgere la funzione di backup del sistema". La relazione tecnica allegata all'asseverazione deve dimostrarlo. Chiamare backup la caldaia di un ibrido, in una relazione o in una scheda-domanda, espone a una richiesta di integrazione.

Quando il vecchio generatore può restare in funzione?

La regola di fondo del Titolo III è la rimozione. Per sostituzione si intende "la rimozione di un vecchio generatore funzionante al momento dell'intervento e l'installazione di un altro nuovo". Lo smaltimento va documentato con il certificato del centro di raccolta. Se l'impianto ha un solo generatore, tenerlo acceso accanto alla nuova pompa di calore "per sicurezza" rende l'intervento inammissibile; la sostituzione parziale è ammessa soltanto quando l'impianto preesistente ha più generatori e almeno uno viene dismesso. Le eccezioni alla rimozione sono tre, tutte scritte:

ConfigurazioneIl preesistente resta?A quali condizioni
Pompa di calore add on (III.B)Sì, senza obbligo di smaltimentoCaldaia a condensazione a gas, età non superiore a 5 anni, requisiti della Tabella 6; diventa generatore secondario attivo
Sostituzione funzionale (III.G)Sì, come integrazione o backupMicrocogeneratore a fonti rinnovabili sulle medesime utenze del generatore mantenuto
Serre delle aziende agricole (III.C)Sì, gasolio con la sola funzione di backupStrumenti di misura certificati da soggetto terzo, incentivo erogato sulla produzione rinnovabile misurata
Tutti gli altri casi (III.A, bivalenti, factory made)No, il generatore sostituito va rimossoRimozione e certificato di smaltimento; con più generatori preesistenti resta possibile la sostituzione parziale

L'add on è il caso che genera più confusione, perché la caldaia resta fisicamente al suo posto e sembra una riserva. Non lo è, perché entra nel perimetro incentivato come secondo generatore del sistema bivalente, con la dichiarazione di compatibilità del fabbricante della pompa di calore e l'asseverazione del tecnico se le due macchine sono di marche diverse. Chi parte da una caldaia recente trova il quadro completo nella FAQ su come mantenere la caldaia a gas esistente con una pompa di calore add on; le imprese e gli ETS economici, invece, restano fuori da questa configurazione perché l'articolo 25 vieta loro i sistemi con caldaia a gas. Quel divieto colpisce l'installazione, non il generatore già presente: con più generatori preesistenti uno può restare come sola emergenza.

Il backup vero pesa sulla soglia dei 2 MW

Qui la distinzione diventa denaro. Nella configurazione post operam la potenza dei generatori destinati esclusivamente al backup non si conteggia nella potenza termica utile nominale complessiva ai fini della soglia dei 2 MW, a condizione che si dimostri quella destinazione. Il GSE lo ha presentato come una delle novità del Conto Termico 3.0, pensata per gli impianti con ridondanze che prima restavano tagliati fuori. Attenzione però al verso della regola, che vale per il vero generatore di emergenza, non per la caldaia di un ibrido, che entra nel computo insieme alla pompa di calore come ricorda la FAQ sulla potenza massima installabile nei sistemi bivalenti.

Un esempio pratico

Una centrale termica ha due caldaie: una principale da 1.200 kW che riscalda i reparti e una da 900 kW che parte solo se la prima si ferma. Il Soggetto Responsabile sostituisce la principale con una pompa di calore di pari potenza, dismette la macchina rimossa e conserva la seconda caldaia come riserva.

Sommando tutto si arriverebbe a 2.100 kW, sopra la soglia dei piccoli interventi. Dimostrando che la caldaia da 900 kW non copre carichi termici, ma subentra in emergenza, il computo si ferma a 1.200 kW e la pratica resta ammissibile. La caldaia principale, invece, va rimossa e smaltita, con il certificato conservato: è il generatore sostituito, non un backup. Le regole complete sono pubblicate nella sezione Conto Termico del sito GSE.

Fonti: D.M. 7 agosto 2025, Art. 2 comma 1 lettere ff) e pp); Regole Applicative, Paragrafi 9.10.1.2, 9.10.1.3, 9.10.1.4, 9.11, 9.15, 12.4, 12.7 e 12.10; Webinar GSE 3 febbraio 2026

Vedi tutte le FAQ di "INTERVENTI TITOLO III (Fonti Rinnovabili)"
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