#87"DATA DI ACCATASTAMENTO" nel Portaltermico: a cosa corrisponde esattamente? Dove reperire il dato? Non è presente su visure catastali.
È la data dell'ultima variazione catastale rilevante dell'unità immobiliare, non la sua prima registrazione storica. Corrisponde alla presentazione dell'ultima planimetria o pratica DOCFA che ha definito lo stato attuale dell'immobile. Si legge sulla visura catastale aggiornata, nella parte delle mutazioni, oppure sulla ricevuta del DOCFA depositato all'Agenzia delle Entrate.
Che data inserire nel campo
Il Portaltermico chiede la data di accatastamento tra i dati catastali del fabbricato, nella sezione di anagrafica che identifica l'edificio esistente. Non va inserita la data storica di primo accatastamento se l'unità è stata modificata dopo, ma quella dell'ultima variazione catastale rilevante: la presentazione di una nuova planimetria o di un DOCFA per una ristrutturazione, un frazionamento, una fusione o un cambio di destinazione d'uso.
Vale sempre la più recente, perché è quella che fotografa lo stato di fatto con cui il GSE confronterà l'edificio. Se sull'immobile non è mai intervenuta una variazione, la data coincide con quella della registrazione originaria al Catasto Edilizio Urbano.
Il campo non va confuso con l'anno di costruzione, che il portale chiede a parte come dato descrittivo del fabbricato. Un edificio degli anni Sessanta con un DOCFA del 2021 avrà l'anno di costruzione nel passato remoto e la data di accatastamento recentissima, senza alcuna contraddizione.
Attenzione anche al rapporto col requisito di esistenza: il vincolo del 2012 del vecchio Conto Termico è superato, quindi nessuna di queste date limita l'accesso, servono solo a identificare correttamente l'unità.
Dove si reperisce il dato
La prima fonte è la visura catastale aggiornata, nella sezione dedicata al classamento e alle mutazioni dell'unità, dove le variazioni compaiono con la relativa data. Quando la visura ordinaria è avara di dettagli, la visura storica risolve quasi sempre: riporta in ordine cronologico tutte le registrazioni e le mutazioni dell'unità, d'ufficio o di parte, dalla prima iscrizione a oggi.
In alternativa il dato si ricava dalla ricevuta di presentazione del DOCFA rilasciata dall'Agenzia delle Entrate al tecnico che l'ha depositato. Le visure, ordinaria e storica, si scaricano in pochi minuti dai servizi telematici dell'Agenzia, quindi il recupero non richiede code allo sportello. Per i soggetti privati e le imprese del terziario la visura è comunque un allegato da caricare a portale, quindi conviene partire da lì. L'inquadramento generale su cosa conta ai fini catastali è nel superamento del vincolo del 2012.
Frazionamenti e fusioni: quale data fa fede
Il caso che genera più dubbi è l'unità nata da un frazionamento o da una fusione di subalterni. La risposta segue la stessa logica: fa fede la data della variazione che ha creato l'unità nel suo assetto attuale, perché prima di quella data l'unità come la vedi oggi non esisteva al catasto.
Questo allineamento non è un cavillo. La consistenza catastale dichiarata al portale deve coincidere con i subalterni effettivamente censiti all'avvio della pratica, quindi una data incoerente con la storia catastale dell'unità produce un'anomalia che riemerge in istruttoria, quando il GSE incrocia le dichiarazioni con le banche dati catastali.
Il contesto: l'anagrafica edifici del Portaltermico
Capire il campo aiuta se lo vedi dentro la sezione che lo ospita. Nell'anagrafica edifici il portale chiede la localizzazione completa e i dati catastali con cui costruisce l'identità dell'immobile.
- Il codice catastale del Comune, la sezione, il foglio e la particella, con la possibilità di inserire anche più particelle.
- I subalterni coinvolti: il numero dei "Sub presenti dichiarati" deve corrispondere a quelli inseriti nel campo Sub, per esempio 3 dichiarati per "1; 1b; 1c".
- La categoria catastale, decisiva per l'inquadramento del privato tra residenziale e terziario. Quando le unità coinvolte hanno categorie diverse, il quadro va letto con la regola degli edifici a destinazione mista.
- Per le PA, il flag che qualifica l'edificio come scolastico od ospedaliero ai fini del 100% dell'articolo 48-ter.
- La descrizione dell'edificio, da scrivere in modo esplicativo per ritrovarlo nella Lista Edifici.
Dai dati inseriti il sistema genera in automatico il Codice Edificio, concatenando codice catastale del Comune, foglio e particella. Una data o un identificativo sbagliati si propagano quindi a tutta la pratica, non restano confinati a un campo.
La stessa anagrafica alimenta la Lista Edifici, dalla quale ogni intervento richiama l'immobile censito. Se gestisci più fabbricati nella stessa pratica, per esempio un patrimonio comunale, una descrizione parlante per ciascun edificio evita associazioni sbagliate al momento di collegare gli interventi.
Se il dato non compare sulla visura
L'immobile deve comunque essere già accatastato: il portale non accetta unità in corso di accatastamento, prive di identificativi definitivi. Quando la visura ordinaria è incompleta, l'ordine di ricerca è visura storica, poi atto di provenienza o planimetria d'impianto, poi la pratica DOCFA più recente presso l'Agenzia delle Entrate.
Se il dato resta irreperibile per lacune dei registri storici, la strada corretta è una segnalazione all'assistenza tecnica del GSE attraverso il form di supporto, descrivendo il caso. Mai un dato arbitrario, perché una data inventata è una dichiarazione non veritiera che espone la pratica in istruttoria e in controllo. La struttura dei campi del portale è descritta anche in quali dati inserire per identificare l'edificio esistente.
Un esempio pratico
Un ufficio è stato costruito e accatastato nel 1985 e poi ristrutturato nel 2020 con un DOCFA che ne ha aggiornato la planimetria. Nel campo "data di accatastamento" va inserito il 2020, cioè la data dell'ultima variazione catastale rilevante, non il 1985. Il dato lo leggi nella sezione mutazioni della visura aggiornata o sulla ricevuta del DOCFA del 2020.
Complica ora il caso: nel 2022 quell'ufficio è stato frazionato in due unità, sub 5 e sub 6, mentre l'intervento riguarda solo il sub 5. La data giusta diventa quella del DOCFA di frazionamento del 2022, perché il sub 5 nasce lì. Nella visura storica del sub 5 la trovi come prima riga della sua vita catastale.
Se il tecnico non trovasse nulla né in visura storica né negli archivi, aprirebbe una segnalazione all'assistenza GSE prima di trasmettere, lasciando traccia scritta della richiesta. Una pratica partita con un dato di fantasia costerebbe molto di più del tempo di quella verifica.
Fonti: Regole Applicative, Paragrafo 12.10; Guida all'utilizzo del Portale CT 3.0 (anagrafica edifici e Codice Edificio); Webinar GSE 19 gennaio 2026
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